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CANCRO: La cura alternativa del dott. Liborio Bonifacio - il figlio vorrebbe riprendere a produrla

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gollum*
icon9  view post Posted on 29/5/2012, 00:40 by: gollum*




A 25 anni dalla morte di Liborio Bonifacio

Parla il figlio del veterinario di Agropoli:

«Il siero anticancro Bonifacio? Vorremmo riprendere a produrlo»

«Dovrebbe essere un discorso di distribuzione gratuita, come voleva nostro padre»



Giuseppe Bonifacio


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SALERNO — Sono trascorsi venticinque anni dalla morte di Liborio Bonifacio, veterinario comunale ad Agropoli, di origine siciliana, e la scienza ufficiale ancora non è riuscita a dare una risposta definitiva ad una domanda che si trascina da mezzo secolo: «ma la cura Bonifacio è efficace contro il cancro?» Rimosso completamente dall'establishment medico-scientifico, che già in vita non si risparmiò a mettergli i bastoni tra le ruote (corsi e ricorsi storici, vedi la sperimentazione Di Bella), Bonifacio non è stato dimenticato dalla gente che ancora oggi si rivolge agli eredi per poter ottenere il famoso «siero ». «Ma da 25 anni non lo diamo più», taglia corto uno dei figli, Giuseppe, 64 anni, avvocato ad Agropoli. Salvo riflettere e aggiungere: «Anche se ci sarebbe da parte nostra, depositari del metodo di preparazione, la voglia di riprendere in mano tutto. Però dovrebbe essere un discorso di distribuzione gratuita, come voleva nostro padre ».

Liborio Bonifacio (a destra nell' immagine)
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Partiamo dall'inizio, qual è stata l'intuizione che ebbe suo padre negli anni '50?
«Dall'esperienza di veterinario trasse la convinzione che le capre, a differenza degli ovini, bovini e suini, non erano soggette a forme neoplastiche. Da qui la domanda alla base della sua ricerca: se sono refrattarie ai tumori, perché non trasferire questa loro tipica immunità nell'uomo?»

Nacque così il siero Bonifacio.
«Mio padre andò ad individuare il punto dell'immunità nell'intestino della capra macellata ed estrasse questo prodotto dalle feci mescolate con urina prelevata dalla vescica dello stesso animale e acqua distillata. Sostanze di provenienza batterica ».

La prima somministrazione?

«Dopo essersi accertato che il prodotto non era tossico, lo diede, tramite ufficiale sanitario, ad una donna che aveva un tumore alla mammella ed era quasi morta. I miglioramenti furono sbalorditivi: il braccio si sgonfiò e finì il dolore».

Poi cosa accadde?
«Il siero era finito e mio padre ne produsse altro. Ma l'effetto fu contrario: la donna cominciò a peggiorare. Il siero stavolta era stato prelevato da animale di sesso femminile. Da qui mio padre elaborò che il campo di applicazione era limitato a seconda del sesso dell'animale ».

Liborio Bonifacio
veterinario di Agropoli, che sperimentò un siero anticancro


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Nel frattempo però la notizia del siero miracoloso si diffonde.
«I disperati in questo campo sono tantissimi e cominciarono le processioni, di giorno e di notte, al laboratorio di mio padre. Era diventato una specie di pronto soccorso per ammalati all'ultimissimo stadio. E non diceva di no a nessuno».

Quanta gente, secondo lei, ha seguito la cura Bonifacio?
«Credo diverse decine di migliaia nel mondo. E a nessuno Liborio Bonifacio ha mai chiesto una lira».

Lei si farebbe iniettare il siero Bonifacio?
«Guardi che io in via preventiva mi sono sottoposto alla cura di mio padre più di una volta. In famiglia l'abbiamo fatta tutti».

Nel 1970 tra proteste e polemiche si avvia la sperimentazione del siero Bonifacio.
«Sedici giorni di trattamento, e non i sei mesi previsti dall'allora ministro della Sanità, Camillo Ripamonti, al «Regina Elena» di Roma su solo sei pazienti in fase preagonica bastarono per dichiarare il siero inefficace ».

E suo padre?

«Può immaginare lo scoramento, se ne tornò stanco e deluso ad Agropoli».

Alla fine degli anni '70 però si riaccende la speranza.
«Si riapre il caso, la scienza mostra un nuovo interessamento alla sperimentazione ma mio padre non volle farne niente. Un'associazione distribuisce a Roma gratuitamente il siero; subito il siero viene sequestrato e il Ministero della Sanità afferma che 'era tossico e contaminato da batteri'».

Suo padre muore il 19 marzo del 1983, nello stesso giorno in cui muore l'ex re d'Italia Umberto di Savoia.
«Da allora il prodotto non è stato più rimesso in circolazione. Anche se credo che chi aveva conservato qualche scorta l'abbia potuta usare anche dopo la sua morte».

Possibile che in tanti anni non ci sia stata una casa farmaceutica interessata al siero?
«Con Farmitalia avemmo un pour-parler poi la trattativa si bloccò. Le ditte sono state sempre scoraggiate dal fatto che il farmaco Bonifacio non sarebbe mai stato registrato in Italia».

Ma oggi che idea si è fatto ldi tutta questa storia? Il siero Bonifacio funziona o no?
«Il caso Bonifacio è una questione tuttora irrisolta. Sarebbe ora che qualcuno pronunciasse una parola definitiva in materia ».

È un appello agli istituti di ricerca?

«No, perché non hanno interesse a trovare qualcosa di definitivo altrimenti chiudono. Mio padre parlava di centri universitari ».

Un appello allora alla facoltà di Medicina di Salerno?
«Sì, oggi che la terapia immunologica è al centro degli studi medici, perchè non riprendere e valorizzare le intuizioni di mio padre?»

Gabriele Bojano
08 settembre 2008

Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/...466493060.shtml
 
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